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Il gioco dei Tarocchi, in origine noto come “triumphi” (la parola Tarocchi sembra sia stata introdotta per la prima volta in un documento del 1505), è stato documentato in Italia come gioco riservato ai ceti più alti a partire dal XV secolo. Nell’area ferrarese si conservano ancora documenti relativi alla fornitura di mazzi miniati o a stampa commissionati dai membri della famiglia ducale, dei quali però pare non esservi più traccia.Viceversa in Lombardia si conservano esempi molto precoci di Carte da Tarocchi miniate (mazzi per le famiglie Visconti e Sforza), di cultura tardo-gotica. Soltanto in un secondo tempo, invece, il gioco viene documentato anche a Bologna e a Firenze, mentre gli studiosi ancora dissentono sull’eventuale antichità o meno della tradizione veneziana. Tali mazzi, comunque, erano destinati al gioco nelle corti, un’attività raffinata ed intellettuale che ben si differenziava dai giochi di carte praticati nelle osterie, spesso deplorati e sanzionati dalle leggi. Il fatto molto interessante, invece, era che l’aspetto “divinatorio” era totalmente estraneo all’epoca, divenendo prevalente solo nel XVIII secolo con la scuola francese. In questo contesto, quindi, il mazzo Sola Busca (il nome trae origine dai suoi precedenti possessori, gli eredi Sola Busca)  si presenta eccezionale sotto molti punti di vista. Il mazzo è composto da 78 carte, 22 Trionfi e 56 carte dei quattro semi tradizionali italiani (denari, spade, bastoni, coppe), ed è il più antico mazzo completo, stampato su carta da incisioni a bulino, montato anticamente su cartoncino e poi miniato a colori e oro.

Tarocchi Sola Busca

Altro importante fattore è l’iconografia dei Trionfi, che si discosta da quelli più tradizionali tipici del quattrocento in cui troviamo una sequenza che va dal Bagatto al Mondo, in una sorta di percorso di elevazione dalle condizioni terrene fino ad arrivare a Dio. Nei Tarocchi Sola Busca, invece, i Trionfi sono rappresentati da una serie di guerrieri dell’antichità romana, legandosi in qualche modo alla tradizione degli Uomini Illustri, proposti come esempio da imitare. Le maggiori particolarità a livello iconografico, però, si riscontrano nel seme di Denari, in cui diverse carte richiamano le fasi della coniazione (un procedimento di lavorazione dei metalli), e alcune sembrano spiegabili solo sulla base della tradizione alchemica medievale che, come è noto, mirava alla pietra filosofale (a partire dai metalli più vili e fino ad arrivare all’oro dei filosofi) ovvero l’elixir di lunga vita. Fra queste si segnalano, per l’iconografia alchemica in particolare, il 4 di denari (la Terra Madre dei metalli), il 5 di denari ( l’elemento maschile = l’Alchimista che ingravida la terra per ottenere il lapis philosophorum con l’utilizzo del fuoco) e il 9 di denari (la Nigredo o morte della prima materia, primo gradino del processo alchemico).  Si tratta quindi, in conclusione, di una straordinaria produzione dell’Umanesimo italiano, nel momento di massima fiducia nel potere di creazione dell’uomo e con lo scopo di arrivare ad un livello sempre più alto di una conoscenza divina. Un percorso di perfezionamento interiore a partire dagli exempla degli Uomini Illustri dell’antichità per arrivare, tramite la pratica alchemica e le conoscenze delle dottrine ermetiche, fino allo stadio di “Uomini Divini”, in grado di generare altre “Anime Divine”, in una sorta di compartecipazione alla Creazione, secondo le più moderne concezioni dell’ermetismo cristiano. Nel 2009 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, esercitando il diritto di prelazione, ha acquistato il mazzo di Tarocchi Sola Busca (il più antico mazzo di Tarocchi italiano), e l’ha destinato alla Pinacoteca di Brera a Milano, in cui varrebbe davvero la pena recarsi per ammirare questi misteriosi ed affascinanti tesori!

Alice★